SOMMARIO
La scultura in marmo raffigura la principessa della mitologia classica Andromeda nel momento in cui tenta di liberarsi dalle catene che la tengono imprigionata a una scogliera, vittima sacrificale offerta al mostro Ceto che sta per ghermirla strisciandole ai piedi. Ancora deve giungere Perseo, reduce dall’uccisione di Medusa, a liberarla e ad uccidere la creatura marina. L’opera faceva probabilmente parte della decorazione plastica di una perduta fontana, all’interno di un ninfeo o di una grotticella, dove poteva essere appaiata alla figura dell’eroe, e se ne è ipotizzata una destinazione per i giardini romani della villa di Scipione Borghese al Quirinale. Tale funzione è principalmente suggerita dalla presenza di antiche tubature metalliche che fuoriescono dalla base rocciosa ma anche dallo stato conservativo della superficie, il cui elevato grado di consunzione è indizio della prolungata esposizione ad un ipotetico e prolungato contattato con l’acqua corrente.
Pubblicata per la prima volta da Andrea Bacchi con una dubitativa attribuzione a Pietro Bernini, l’assegnazione della scultura al padre e maestro di Gian Lorenzo si è progressivamente assestata negli studi. L’opera può essere collocata cronologicamente tra il 1615 e il 1616, datazione che si confronta bene con le opere eseguite dallo scultore nella seconda metà degli anni dieci del Seicento, tra cui le Erme allegoriche del Metropolitan Museum di New York e le Stagioni per la Villa Aldobrandini di Frascati. La costruzione della figura è, infatti, ancora strettamente legata alla formazione fiorentina di Bernini senior, con un avvitamento spiraliforme evocante suggestioni desunte dalle celebri invenzioni di Giambologna. Un’indiretta conferma della datazione è suggerita da un’Andromeda di composizione affine, recentemente identificata come primizia di Gian Lorenzo e datata all’epoca della sua primissima attività indipendente, verso il 1616-1617: una proposta attributiva utile a chiarire la precedenza cronologica e stilistica del marmo bergamasco rispetto al suo consimile.
SCHEDA DI CATALOGO
Descrizione e iconografia
Legata per le braccia alla sporgenza rocciosa di una scogliera, Andromeda, figlia del re etiope Cefeo e di Cassiopea, è raffigurata mentre prova a divincolarsi dalla stretta dei ceppi e delle catene nel tentativo di sfuggire all’assalto del mostruoso Ceto, simile a un drago, che sta per ghermirla strisciandole ai piedi (fig. 1). Il sacrificio della giovane donna, condannata a morte per espiare le colpe di sua madre, avrebbe dovuto così placare la fame della creatura marina, inviata da Nettuno per punire la vanità di Cassiopea, rea di aver sfidato la bellezza delle Nereidi. Il destinò di Andromeda mutò poco prima dell’attacco fatale, quando Perseo, che in quel momento sorvolava i cieli etiopi reduce dall’uccisione di Medusa, si precipitò in soccorso della principessa munito dei suoi sandali alati e della falce. Le vicende della protagonista di quest’opera sono tramandate da numerose fonti classiche, soprattutto dall’Andromeda di Euripide, tragedia greca oggi perduta in originale, e dalle Metamorfosi di Ovidio (IV, vv. 663-752). Secondo il poeta romano, dopo l’uccisione di Ceto, Perseo depose sulla battigia dove era avvenuto lo scontro con il drago la testa ancora sanguinante di Medusa, accomodandola su un letto di alghe. I secreti venefici della gorgone avrebbero così indurito quella vegetazione marina, originando i coralli; le ninfe, sorprese da questa trasformazione, procedettero poi a spargere tra i flutti i semi delle nuove prodigiose piante, simili a vimini sott’acqua ma costrette a pietrificarsi al contatto con l’aria.
Vicenda critica, attribuzione e datazione
L’Andromeda dell’Accademia Carrara, proveniente dalla
collezione di Mentana di Federico Zeri e destinata al
museo di Bergamo per lascito testamentario dello
storico dell’arte, fu per la prima volta pubblicata da
Andrea Bacchi, il quale, seguendo la classificazione
di Zeri, presentò l’opera nel 1989 con una dubitativa
attribuzione a Pietro Bernini.1
Da quel momento, l’assegnazione della scultura a
Bernini senior si è progressivamente
assestata negli studi, tra cui si segnalano
soprattutto i successivi interventi di Italo Faldi
(1989), Susanna Zanuso (1999), Hans-Ulrich Kessler
(2005) e lo stesso Bacchi (2017), che in occasione
della mostra monografia dedicata nel 2017 a Gian
Lorenzo Bernini, figlio e allievo di Pietro, ebbe modo
di precisare ulteriormente la sua originaria proposta
e la datazione dell’opera.2
In effetti, l’Andromeda si confronta bene con
una serie di opere eseguite da Pietro nella seconda
metà degli anni dieci del Seicento, tra cui le
Erme allegoriche oggi al Metropolitan Museum
di New York (1616-17; inv. nn. 1990.53.1, 1990.53.2) e
le Stagioni per la Villa Aldobrandini di
Frascati (1620 ca.).3
La Flora del museo americano, in modo
particolare, condivide con l’Andromeda della Carrara
un simile impianto disegnativo del volto,
contraddistinto da un analogo intaglio dei grandi
occhi e della capigliatura dalla tessitura vibrante,
formata da trecce ondulate
(figg. 2-3). Inoltre, come già
osservato da Bacchi (1989), la composizione della
figura è ancora strettamente legata alla formazione
fiorentina di Bernini, cresciuto nella capitale del
granducato di Toscana sotto la guida di Rodolfo
Sirigatti, prima di trasferirsi a Napoli nel 1584 e
poi a Roma, definitivamente, a partire dal 1606.4
Nel caso dell’Andromeda, e di altre
composizioni coeve come la
Virtù vittoriosa sul Vizio delle stesse
collezioni dell’Accademia Carrara (inv. n. 98 ZR
00009), la costruzione della figura si sviluppa con un
avvitamento spiraliforme che evoca suggestioni
certamente desunte dalle più celebri invenzioni di
Giambologna, soprattutto le sue Veneri, come quella
per la Grotta Grande dei Giardini di Boboli
(figg. 4-5), la
Venere Cesarini (Palazzo Margherita,
Ambasciata degli Stati Uniti d’America, Roma) o la
Fiorenza bronzea per la fontana del giardino
mediceo della Villa di Castello (Firenze).5
Anche l’Andromeda della Carrara faceva
probabilmente parte della decorazione plastica di una
perduta fontana, all’interno di un ninfeo o di una
grotticella, dove la scultura poteva essere inoltre
appaiata alla figura di Perseo. Questa funzione
dell’opera è principalmente suggerita dalla presenza
di antiche tubature metalliche che fuoriescono dalla
base rocciosa (fig. 6), ma anche
dallo stato conservativo del marmo, il cui elevato
grado di consunzione superficiale è indizio della
prolungata esposizione del materiale agli elementi
atmosferici. Inoltre, benché ad oggi non siano ancora
state rinvenute notizie d’archivio utili a chiarire la
committenza e la primigenia destinazione
dell’Andromeda, Zanuso (1999) ha
ipoteticamente messo in relazione il marmo
dell’Accademia Carrara alla citazione di un’opera di
medesimo soggetto contenuta negli
Horti Quirinales di Gregorio Porzio.6
In questo componimento poetico di natura encomiastica,
rimasto manoscritto ma databile al 1615-1616 circa,
erano descritti i giardini romani della villa di
Scipione Borghese a Monte Cavallo, cioè al Quirinale,
dove figurava proprio un’«Andromeda legata alla roccia
mentre il mostro marino sta per ghermirla, con il
volto bellissimo cosparso di lacrime».7
Benché risulti assolutamente verosimile la possibilità
di connettere l’opera al mecenatismo della famiglia
Borghese, cui i due Bernini furono a lungo legati,8
la stessa Zanuso ha rilevato che in una
Stima delle statue di Monte Cavallo del 1616,
prodotta dagli scultori Pompeo Ferrucci e Cristoforo
Stati, l’Andromeda è invece descritta come
una «Cleopatra», in peperino, accompagnata dalla
figura di «un drago», presso la «fontana delle grotte
del giardinetto dei melangoli».9
Seppur significative, le differenze che emergono dalla
lettura delle due fonti possono essere spiegate
ipotizzando che gli scultori avessero mal interpretato
il soggetto del marmo. Inoltre, collocare l’esecuzione
dell’Andromeda di Bergamo intorno al
1615-1616 sembra essere anche la soluzione
stilisticamente più calzante, confermando la
prossimità cronologica e formale dell’opera alla
Flora e al Priapo del Metropolitan di New
York.
Nel 2024 è stata scoperta una nuova Andromeda, di formato ridotto, ma di composizione affine alla scultura dell’Accademia Carrara (fig. 7; collezione privata). L’opera, anticamente conservata nella collezione del cardinale Elpidio Benedetti, che l’aveva offerta in vendita al ministro francese Jean-Baptiste Colbert, è stata pubblicata da Maichol Clemente come primizia di Gian Lorenzo Bernini ed è stata datata dallo studioso all’epoca della primissima attività indipendente dello scultore, verso il 1616-1617.10 La proposta attributiva è qui utile a chiarire la precedenza cronologica e stilistica del marmo bergamasco rispetto al suo consimile, fornendo così un’indiretta conferma della datazione suggerita per la statua di Pietro Bernini. Infatti, se l’Andromeda attribuita a Gian Lorenzo mostra ancora una composizione tardomanierista legata alle invenzioni paterne – aspetto evidente nella ripresa della fisionomia e della postura della figura femminile (figg. 8-11) – altri elementi dell’opera la qualificano come creazione più sviluppata in senso barocco. Come osservato da Clemente,11 oltre a una più accentuata espressione degli affetti, l’Andromeda di collezione privata, languida e quasi svenevole, si distingue soprattutto per le qualità stilistiche della scogliera, caratterizzata dal brioso naturalismo del tronco d’albero che s’inerpica tra i sassi e dal dinamismo della figura del mostro Ceto, la cui testa di drago emerge con teatralità da una sorta di caverna collocata al fondo dello sperone roccioso, tra i piedi della malcapitata fanciulla.
PROVENIENZA
Provenienza e storia museale
Le prime notizie collezionistiche riguardanti la scultura berniniana risalgono alla sua presenza già ottocentesca documentata nella collezione Parodi a Oneglia, in provincia di Genova. Pervenne in un momento imprecisato da Riccardi Antichità, galleria fondata ad Assisi dai fratelli Ennio e Piero Riccardi nel 1962. Intorno al 1985 fu acquistata da Federico Zeri per la sua villa a Mentana, dove rimase fino alla sua inclusione nella raccolta di sculture che lo storico dell’arte donò all’Accademia Carrara (1998). Collocata nello scalone dell’istituzione museale dal 2000 al 2008, con la riapertura del percorso espositivo in seguito a lavori di restauro (2008-2013) si è deciso di esporla nella Sala 6, raccogliente una selezione delle sculture ex Zeri.
CONSERVAZIONE E RESTAURI
Stato di conservazione
In ragione della massiccia esposizione della scultura agli agenti atmosferici, soprattutto a un prolungato contattato con l’acqua corrente, la superficie del marmo si presenta in un avanzato stato di consunzione. Il materiale è infatti contraddistinto da un aspetto diffusamente poroso, talvolta granuloso, particolarmente evidente in corrispondenza della capigliatura della figura, dei suoi seni, dell’avambraccio e della gamba destri, del basamento della figura. L’elevato degrado della superficie marmorea si accompagna a numerose lacune, esito di danni meccanici patiti dall’opera nel lungo corso della sua vicenda collezionistica. La più significativa alterazione riguarda la quasi totale assenza del braccio sinistro di Andromeda, troncato integralmente all’altezza della spalla; qui è inoltre possibile notare due fori circolari nella cui cavità si è raccolta della ruggine, circostanza che consente di ipotizzare l’antica presenza in quella sede di almeno due perni metallici di raccordo impiegati per vincolare il braccio sinistro al torso della figura (fig. 12). Altre significative lacune sono state causate dal quasi totale danneggiamento del naso di Andromeda, oggi mancante insieme ad una porzione minore del labbro superiore (fig. 13). Sono inoltre in stato frammentario: le dita del piede destro, escluso l’alluce; le dita della mano destra, soprattutto il pollice e il mignolo (fig. 14). Anche la figura del drago Ceto è stata profondamente danneggiata e si presenta oggi completamente priva della testa, troncata di netto all’altezza del collo, posizione in cui sopravvivono i frammenti del corno e dell’orecchio sinistro della creatura mostruosa (fig. 15).
Restauri
2011 - Alda Traversi: manutenzione.
ESPOSIZIONI
Esposizioni
Il conoscitore d’arte. Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo - 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno – 23 luglio 1989, cat. n. 9.
La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo – 25 giugno 2000, s.n.
Federico Zeri: dietro l’immagine; opere d’arte e fotografia, Bologna, Museo Civico Archeologico, 10 ottobre 2009 – 10 gennaio 2010, cat. n. XIX.
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, Bressanone, Museo Diocesano e Palazzo Vescovile, 13 maggio – 28 agosto 2011, cat. n. 10.
Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri, Roma, Fondazione Roma Museo, Palazzo Sciarra, 14 aprile – 1 luglio 2012, cat. n. I.30.
Il classico nell’arte: Modernità della Memoria dall’Arte Greca a Bernini, Paolini e Pistoletto, Bergamo, GAMeC, 7 febbraio – 4 maggio 2014, s.n.
Roma Eterna. 2000 Jahre Skulptur aus den Sammlungen Santarelli und Zeri, Basilea, Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, 5 giugno 2014 – 19 gennaio 2015, cat. n. VI. 28
Bernini, Roma, Galleria Borghese, 21 ottobre 2017 – 4 febbraio 2018, cat. n. I.3.
Poesia e Pittura tra Rinascimento e Barocco. Giovan Battista Marino e la “meravigliosa” passione, Roma, Galleria Borghese, 19 novembre 2024 – 9 febbraio 2025, cat. n. II. 17.
BIBLIOGRAFIA
Bibliografia
Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo – 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno – 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 32-33 cat. n. 9. [Pietro Bernini?].
Italo Faldi, In famiglia. Le statue di Zeri, in «FMR», XIV, 70, aprile 1989, p. 78 [Pietro Bernini].
Susanna Zanuso, in Gian Lorenzo Bernini. Regista del Barocco, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Venezia, 21 maggio – 16 settembre 1999), a cura di Maria Grazia Bernardini, Maurizio Fagiolo dell’Arco, Milano, Skira, 1999, p. 317 cat. n. 30 [Pietro Bernini].
Andrea Bacchi, Francesco Rossi, in La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo – 25 giugno 2000), a cura di Andrea Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara di Belle Arti, 2000, pp. 36-37 [Pietro Bernini].
Andrea Bacchi, Federico Zeri collezionista di sculture, in Andrea Bacchi, Francesco Rossi, in La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo – 25 giugno 2000), a cura di Andrea Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara di Belle Arti, 2000, pp. 18-19 [Pietro Bernini].
Andrea Bacchi, Federico Zeri collezionista, in Venti modi di essere Zeri, atti della giornata di studio (Firenze, Biblioteca degli Uffizi, 29 gennaio 1999), a cura di Mina Gregori, Torino, Allemandi, 2001, p. 48 [Pietro Bernini].
Francesco Rossi, La collezione di sculture di Federico Zeri: Donazione Accademia Carrara, Milano, Civica Biblioteca d’Arte, 2001, pp. 8, 10 [Pietro Bernini].
Accademia Carrara di Belle Arti. Guida alla visita e Catalogo delle opere esposte, a cura di Francesco Rossi, presentazione di Rossana Bossaglia, Bergamo, Bolis, 2003, p. 26 [Pietro Bernini].
Il museo in dono: 10 anni di doni, legati, depositi alla Accademia Carrara di Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Accademia Carrara, 20 giugno – 29 agosto 2004), a cura di Francesco Rossi, Bergamo, Bolis Edizioni, 2004, p. 23 [Pietro Bernini].
Hans-Ulrich Kessler, Pietro Bernini (1562-1629), München, Hirmer Verlag, 2005, pp. 337-338 cat. n. A30, ill. 136-137 [Pietro Bernini].
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Andrea Bacchi, Bernini contro Bernini, in Federico Zeri: dietro l’immagine; opere d’arte e fotografia, catalogo della mostra (Bologna, Museo Civico Archeologico, 10 ottobre 2009 – 10 gennaio 2010), a cura di Anna Ottani Cavina, Torino, Allemandi, 2009, pp. 98, 103 cat. n. XIX [Pietro Bernini].
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, catalogo della mostra (Bressanone, Museo Diocesano/Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto 2011), a cura di Maria Cristina Rodeschini, Paola Tognon, Torino, Allemandi, 2011, pp. 18, 77 cat. n. 10 [Pietro Bernini].
Carlo La Bella, in Sculture dalle collezioni Santarelli e Zeri, catalogo della mostra (Roma, Fondazione Roma Museo, Palazzo Sciarra, 14 aprile – 1 luglio 2012), a cura di Andrea De Marchi, Milano, Skira, 2012, pp. 65 (ill.), 133-134 cat. n. I.30 [Pietro Bernini].
Giacinto Di Pietrantonio, L’arte del classico, in Il classico nell’arte: Modernità della Memoria dall’Arte Greca a Bernini, Paolini e Pistoletto, catalogo della mostra (Bergamo, GAMeC, 7 febbraio – 4 maggio 2014), a cura di Giacinto Di Pietrantonio, Bergamo, GAMeC Books, 2014, s. p. [p. 10] [Pietro Bernini].
Maria Cristina Rodeschini, L’arte specchio del passato del presente del futuro, in Il classico nell’arte: Modernità della Memoria dall’Arte Greca a Bernini, Paolini e Pistoletto, catalogo della mostra (Bergamo, GAMeC, 7 febbraio – 4 maggio 2014), a cura di Giacinto Di Pietrantonio, Bergamo, GAMeC Books, 2014, s. p. [pp. 12, 15, 48, 55] [Pietro Bernini].
Laurent Gorgerat, in Roma Eterna. 2000 Jahre Skulptur aus den Sammlungen Santarelli und Zeri, catalogo della mostra (Basilea, Antikenmuseum Basel und Sammlung Ludwig, 5 giugno 2014 - 19 gennaio 2015), a cura di Tomas Lochman, Dario Del Bufalo, Esaù Dozio, Laurent Gorgerat, Milano, Skira, 2014, pp. 106-107 cat. n. VI.28 [Pietro Bernini].
Paolo Plebani, Accademia Carrara. Guida alla visita, Bergamo, Accademia Carrara, 2019, p. 98 [Pietro Bernini].
Alessandra Migliorato, Esempi di ispirazione all’antico nella produzione scultorea di Ippolito Buzzi, Nicolas Cordier, Pietro Bernini, in Mneme. Quaderni dei corsi di beni culturali e archeologia, I. Antico e moderno: Laboratorio di ricerche trasversali II, a cura di Luna Figurelli, Palermo, Università degli Studi, 2016, pp. 207 (ill. 14), p. 216 nota 35 [Pietro Bernini].
Andrea Bacchi, in Bernini, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 21 ottobre 2017 – 4 febbraio 2018), a cura di Andrea Bacchi e Anna Coliva, Milano, Officina Libraria, 2017, p. 36 cat. n. I.3 [Pietro Bernini].
Paolo Plebani, Accademia Carrara. Guida alla visita, II edizione, Bergamo, Accademia Carrara, 2019, p. 98 [Pietro Bernini].
Paolo Plebani, in Accademia Carrara. Guida alla visita, a cura di Paolo Plebani, testi di Pietro Bianchi, Paolo Plebani, Giulia Zaccariotto, Milano, Skira, 2023, p. 53 [Pietro Bernini].
Paolo Plebani, in Capolavori dell’Accademia Carrara, Milano, Skira, 2024, pp. xxx n. cat. xxx (in corso di stampa) [Pietro Bernini].
Luca Annibali, in Poesia e Pittura tra Rinascimento e Barocco. Giovan Battista Marino e la “meravigliosa” passione, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 19 novembre 2024 – 9 febbraio 2025), a cura di Emilio Russo, Patrizia Tosini, Andrea Zezza, Roma, Officina Libraria, 2024, pp. 164-165 cat. n. II.17 [Pietro Bernini].
NOTE
Note
-
Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo – 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno – 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, p. 32 cat. n. 9. ↩︎
-
Italo Faldi, In famiglia. Le statue di Zeri, in «FMR», XIV, 70, aprile 1989, p. 78; Susanna Zanuso, in Gian Lorenzo Bernini. Regista del Barocco, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Venezia, 21 maggio – 16 settembre 1999), a cura di Maria Grazia Bernardini, Maurizio Fagiolo dell’Arco, Milano, Skira, 1999, p. 317 cat. n. 30; Hans-Ulrich Kessler, Pietro Bernini (1562-1629), München, Hirmer Verlag, 2005, pp. 337-338 cat. n. A30; Andrea Bacchi, in Bernini, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 21 ottobre 2017 – 4 febbraio 2018), a cura di Andrea Bacchi, Anna Coliva, Milano, Officina Libraria, 2017, p. 36 cat. n. I.3. ↩︎
-
Sulle sculture si veda H. Kessler, Pietro Bernini… cit. (nota 2), 2005, pp. 361-363 cat. n. C5, 367-371 cat. n. C7. ↩︎
-
Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte… cit. (nota 1), 1989, p. 32 cat. n. 9. ↩︎
-
Sulle sculture giambolognesche: Tommaso Mozzati, Il tempio di Cnido. Il nudo e il suo linguaggio nell’età di Giambologna, in Giambologna. Gli dèi, gli eroi. Genesi e fortuna di uno stile europeo nella scultura, catalogo della mostra (Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 2 marzo – 15 giugno 2006), a cura di Beatrice Paolozzi Strozzi, Dimitrios Zikos, Firenze, Giunti, 2006, pp. 66-87, in particolare pp. 71-72; Isabella Lapi Ballerini, in Giambologna. Gli dèi, gli eroi. Genesi e fortuna di uno stile europeo nella scultura, catalogo della mostra (Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 2 marzo – 15 giugno 2006), a cura di Beatrice Paolozzi Strozzi, Dimitrios Zikos, Firenze, Giunti, 2006, pp. 158-160 cat. n. 2; Valeria Brunori, in Giambologna. Gli dèi, gli eroi. Genesi e fortuna di uno stile europeo nella scultura, catalogo della mostra (Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 2 marzo – 15 giugno 2006), a cura di Beatrice Paolozzi Strozzi, Dimitrios Zikos, Firenze, Giunti, 2006, pp. 196-198, cat. n. 17. Sulla “figura serpentinata” di Giambologna: Manfred Leithe-Jasper, Il Mercurio volante. Il problema della figura serpentinata, in Giambologna. Gli dèi, gli eroi. Genesi e fortuna di uno stile europeo nella scultura, catalogo della mostra (Firenze, Museo Nazionale del Bargello, 2 marzo – 15 giugno 2006), a cura di Beatrice Paolozzi Strozzi, Dimitrios Zikos, Firenze, Giunti, 2006, pp. 255-256. ↩︎
-
S. Zanuso, in Gian Lorenzo Bernini… cit. (nota 2), 1999, p. 317. ↩︎
-
Angela Negro, Il giardino dipinto del Cardinal Borghese: Paolo Brill e Guido Reni nel Palazzo Rospigliosi Pallavicini a Roma, Roma, Argos, 1996, pp. 27, 36 nota 51. ↩︎
-
Sulla committenza del cardinale si rimanda a Vittoria Brunetti, Bernini: amici e committenti. Repertorio, in Bernini, catalogo della mostra (Roma, Galleria Borghese, 21 ottobre 2017 – 4 febbraio 2018), a cura di Andrea Bacchi, Anna Coliva, Milano, Officina Libraria, 2017, p. 380 e bibliografia precedente. ↩︎
-
Howard Hibbard, Scipione Borghese’s Garden Palace on the Quirinal, in «Journal of the Society of Architectural Historians», XXIII, 1964, p. 192 doc. 25; S. Zanuso, in Gian Lorenzo Bernini… cit. (nota 2), 1999, p. 317. ↩︎
-
Maichol Clemente, “Une pièce fort singulière”: the rediscovery of Gian Lorenzo Bernini’s “Andromeda and the sea monster”, in «The Burlington Magazine», CLXVI, 1460, 2024, pp. 1100-1122. Le fotografie della scultura sono state gentilmente fornite da Maichol Clemente. ↩︎
-
M. Clemente, “Une pièce fort singulière”… cit. (nota 10), 2024, pp. 1107-1108. ↩︎